Author Archives: studioleg

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FOTO PUBBLICATE SU FACEBOOK: RICONOSCIUTO IL DIRITTO D’AUTORE.

Category : Diritto d'Autore

digital watermarkingAll’autore di fotografie ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa ed i fotogrammi delle pellicole cinematografiche, escluse quelle ritraenti scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili, è riconosciuto, ai sensi degli artt. 87 e ss. della Legge 633/41, il diritto morale di chiedere la protezione del lavoro prodotto e di rivendicarne la paternità intellettuale in caso di controversia; tale soggetto ha altresì il diritto esclusivo di pubblicare l’opera o di cederla a terzi, ottenendo un compenso se l’utilizzo che ne consegue sottende un fine economico.

La pubblicazione, dunque, di una foto su Facebook in modalità “Pubblica” non costituisce una licenza generalizzata di utilizzo e di sfruttamento dei contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale in favore di qualunque terzo che acceda alla pagina del network e, pertanto, il prelievo e l’utilizzo dei contenuti condivisi tramite modalità “Pubblica” non è permesso senza il preventivo consenso del titolare dei diritti e senza corrispondergli un compenso se richiesto.

A stabilire tale principio è stata la Sentenza nr. 12076/2015 pronunciata dal Tribunale di Roma sezione specializzata dell’impresa e della proprietà intellettuale, con la quale è stata riconosciuta, appunto, una volta accertato il pregiudizio derivante dalla pubblicazione su un quotidiano delle foto prelevate da Facebook senza l’autorizzazione dell’autore e senza l’indicazione del suo nome, la risarcibilità sia del danno patrimoniale sia del danno morale connesso al mancato riconoscimento della paternità delle fotografie.

In sostanza, agli utenti di Facebook è permesso di accedere ai contenuti coperti da diritti di Proprietà Intellettuale ed a condividerli sullo stesso social network ma, non di riprodurre e diffondere altrove tali contenuti senza il consenso del titolare dei diritti.


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I BUONI SCONTO NON ASSOGGETTATI ALLA DISCIPLINA PER LE MANIFESTAZIONI A PREMIO.

Buono ScontoLe operazioni consistenti: in un’offerta di premi o regali costituiti da sconti sul prezzo dei prodotti e dei servizi dello stesso genere di quelli acquistati o da sconti su un prodotto o servizio di genere diverso rispetto a quello acquistato (a condizione, però, che gli sconti non siano offerti al fine di promozionare quest’ultimo, o da quantità aggiuntive di prodotti dello stesso genere), ed ancora, al rilascio di buoni sconti, con o senza soglia d’ingresso, da utilizzare su una spesa successiva nel medesimo punto vendita che ha emesso il buono o in un altro punto vendita facente parte della stessa insegna o ditta; non sono assoggettate alla disciplina delle manifestazioni a premio (art. 6, comma 1, lettera c) del Regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 2001, nr. 430, integrato con la lettera C-bis, integrato dall’art. 22 bis della legge nr. 116/2014 di conversione al Decreto Legge nr. 91/2014 dell’11/08/2014).

Inoltre, per l’Amministrazione Finanziaria, la circolazione dei buoni sconto, non costituisce cessione di beni e, pertanto, l’obbligo di fatturazione sorge solo nel momento in cui il titolare del buono riceve il bene (o il servizio), pagando, quindi, il relativo prezzo. Pertanto, nello scontrino o nella fattura, l’IVA sarà applicata all’intero importo versato, soltanto che, nel caso di buono sconto emesso direttamente dal punto vendita, questo sarà immediatamente decurtato dall’imponibile, invece, nel caso in cui l’emittente è un terzo soggetto, questo rappresenterà parte del prezzo pagato. Il venditore, infatti, lo tratterà al fine di ricevere il rimborso del valore facciale dello stesso, da parte del produttore.


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LE OPERE DELL’INGEGNO CREATE SU COMMISSIONE: DIRITTO MORALE DELL’AUTORE E CESSIONE DEI DIRITTI PATRIMONIALI AL COMMITTENTE.

Opere dell'ingegno su commissioneCome ricordato dall’art. 2575 del codice civile, le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, formano oggetto del diritto di autore, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.

L’autore, quindi, che ne acquista il diritto a titolo originario dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale, ha il diritto esclusivo di pubblicarla e di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo, nei limiti e per gli effetti fissati dalla legge.

L’autore, poi, anche dopo la cessione dei diritti di sfruttamento economico, può rivendicare la paternità dell’opera e può opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera stessa, che possa essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.

Il nostro diritto positivo non disciplina, però, le opere dell’ingegno create su commissione e, quindi, si pone il problema di verificare se i diritti di utilizzazione economica si trasferiscano o meno nella loro interezza in capo al committente. Sarà, allora, l’esistenza di un contratto d’opera, che stabilirà la misura e le dimensioni dell’acquisto, con la precisazione che il committente acquista le facoltà patrimoniali rientranti nei limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto, mentre l’autore dell’opera resta titolare delle facoltà ricomprese nel diritto patrimoniale diverse da quelle cedute al committente (art. 19 e art. 119, comma 5, L.A.).

Ne consegue che, di volta in volta, andranno verificati quali diritti di utilizzazione siano stati trasferiti e se le parti abbiano inteso pattuire delle limitazioni all’esercizio degli stessi delle opere commissionate. In mancanza di indicazioni espresse sui limiti, sarà necessario ricorrere all’applicazione dei criteri ermeneutici d’interpretazione del contratto per stabilire quale sia il contenuto dei diritti ceduti o concessi, interpretando il contratto stesso secondo buona fede, indagando sulla comune intenzione delle parti e valutando anche il fine perseguito da queste ultime con la stipulazione.


Il diritto morale dell’autore, però, è sempre salvo, nel senso che la cessione dello sfruttamento economico non fa perdere all’autore il diritto d’impedire che altri se ne dichiari autore poiché il diritto alla paternità dell’opera è indipendente da quello di utilizzazione economica. Infatti, il diritto alla menzione spetta solo all’autore, essendo un diritto indisponibile (art. 22 L.A.).


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TASSAZIONE AGEVOLATA PER CHI SFRUTTA OPERE DELL’INGEGNO CON IL PATENT BOX 2015.

Category : Diritto Industriale

Patent Box 2015Il nuovo Decreto attuativo patent box 2015, varato dal Ministero dello Sviluppo Economico e quello dell’Economie e delle Finanze, introduce la possibilità di dedurre il 30% nel 2015, il 40% nel 2016 e il 50% nel 2017 sui redditi derivati dall’uso delle opere dell’ ingegno, quali: brevetti, marchi, software protetti da copyright, disegni e modelli, informazioni aziendali ed esperienze tecnico industriali.

I soggetti che hanno diritto allo sfruttamento economico delle opere d’ingegno (Persone fisiche che esercitano imprese commerciali; Società per azioni e in accomandata per azioni, SRL, società cooperative e società di mutua assicurazioni residenti in Italia; Enti pubblici e privati che abbiano come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali; Società semplici in nome collettivo e in accomandita semplice; Società e gli enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato, purché con tali paesi esteri sia in vigore un accordo che eviti la doppia imposizioni e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo, con stabile organizzazione in Italia alla quale possono essere attribuiti beni immateriali) interessati a fruire della tassazione agevolata, con il patent box, devono, per i primi 2 anni, comunicare la scelta all’Agenzia delle Entrate. A partire dal 3° anno di applicazione del patent box, la scelta verrà comunicata attraverso la dichiarazione dei redditi, mantenendo, poi, obbligatoriamente, l’opzione per 5 anni di imposta, e una volta accettata, questa non potrà essere revocata e né prorogata per un ulteriore periodo.