Monthly Archives: ottobre 2015

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I BUONI SCONTO NON ASSOGGETTATI ALLA DISCIPLINA PER LE MANIFESTAZIONI A PREMIO.

Buono ScontoLe operazioni consistenti: in un’offerta di premi o regali costituiti da sconti sul prezzo dei prodotti e dei servizi dello stesso genere di quelli acquistati o da sconti su un prodotto o servizio di genere diverso rispetto a quello acquistato (a condizione, però, che gli sconti non siano offerti al fine di promozionare quest’ultimo, o da quantità aggiuntive di prodotti dello stesso genere), ed ancora, al rilascio di buoni sconti, con o senza soglia d’ingresso, da utilizzare su una spesa successiva nel medesimo punto vendita che ha emesso il buono o in un altro punto vendita facente parte della stessa insegna o ditta; non sono assoggettate alla disciplina delle manifestazioni a premio (art. 6, comma 1, lettera c) del Regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 2001, nr. 430, integrato con la lettera C-bis, integrato dall’art. 22 bis della legge nr. 116/2014 di conversione al Decreto Legge nr. 91/2014 dell’11/08/2014).

Inoltre, per l’Amministrazione Finanziaria, la circolazione dei buoni sconto, non costituisce cessione di beni e, pertanto, l’obbligo di fatturazione sorge solo nel momento in cui il titolare del buono riceve il bene (o il servizio), pagando, quindi, il relativo prezzo. Pertanto, nello scontrino o nella fattura, l’IVA sarà applicata all’intero importo versato, soltanto che, nel caso di buono sconto emesso direttamente dal punto vendita, questo sarà immediatamente decurtato dall’imponibile, invece, nel caso in cui l’emittente è un terzo soggetto, questo rappresenterà parte del prezzo pagato. Il venditore, infatti, lo tratterà al fine di ricevere il rimborso del valore facciale dello stesso, da parte del produttore.


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LE OPERE DELL’INGEGNO CREATE SU COMMISSIONE: DIRITTO MORALE DELL’AUTORE E CESSIONE DEI DIRITTI PATRIMONIALI AL COMMITTENTE.

Opere dell'ingegno su commissioneCome ricordato dall’art. 2575 del codice civile, le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, formano oggetto del diritto di autore, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.

L’autore, quindi, che ne acquista il diritto a titolo originario dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale, ha il diritto esclusivo di pubblicarla e di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo, nei limiti e per gli effetti fissati dalla legge.

L’autore, poi, anche dopo la cessione dei diritti di sfruttamento economico, può rivendicare la paternità dell’opera e può opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera stessa, che possa essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.

Il nostro diritto positivo non disciplina, però, le opere dell’ingegno create su commissione e, quindi, si pone il problema di verificare se i diritti di utilizzazione economica si trasferiscano o meno nella loro interezza in capo al committente. Sarà, allora, l’esistenza di un contratto d’opera, che stabilirà la misura e le dimensioni dell’acquisto, con la precisazione che il committente acquista le facoltà patrimoniali rientranti nei limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto, mentre l’autore dell’opera resta titolare delle facoltà ricomprese nel diritto patrimoniale diverse da quelle cedute al committente (art. 19 e art. 119, comma 5, L.A.).

Ne consegue che, di volta in volta, andranno verificati quali diritti di utilizzazione siano stati trasferiti e se le parti abbiano inteso pattuire delle limitazioni all’esercizio degli stessi delle opere commissionate. In mancanza di indicazioni espresse sui limiti, sarà necessario ricorrere all’applicazione dei criteri ermeneutici d’interpretazione del contratto per stabilire quale sia il contenuto dei diritti ceduti o concessi, interpretando il contratto stesso secondo buona fede, indagando sulla comune intenzione delle parti e valutando anche il fine perseguito da queste ultime con la stipulazione.


Il diritto morale dell’autore, però, è sempre salvo, nel senso che la cessione dello sfruttamento economico non fa perdere all’autore il diritto d’impedire che altri se ne dichiari autore poiché il diritto alla paternità dell’opera è indipendente da quello di utilizzazione economica. Infatti, il diritto alla menzione spetta solo all’autore, essendo un diritto indisponibile (art. 22 L.A.).